Nasciamo tutti così
2x10 - Una bellissima sorpresa: Mira | Nasciamo Tutti Così
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Per maggiori informazioni sul parto a domicilio

Parto in casa: tutto ciò che devi sapere – https://ostetricaadomicilio.com/2021/05/17/parto-in-casa-tutto-cio-che-devi-sapere/

Associazione nazionale Nascere a Casa – http://www.nascereacasa.it

Leggi la trascrizione del racconto qui sotto

Voglio condividere l’esperienza del nostro parto perchè, in continuità con la gravidanza, è stata meravigliosa, oltre ogni più rosea aspettativa e ben diversa dall’idea di parto che avevo in me fino a quel momento.

Ho 36 anni e per certi versi mi sentivo un pochino fuori tempo massimo per avere un figlio, desiderato da sempre ma concretizzatosi alla velocità della luce quando finalmente ho incontrato la persona giusta. La nostra creatura arriva subito, ci sceglie come mi piace pensare, e il 4maggio, giorno della riapertura dopo il lockdown, abbiamo la conferma di essere già in tre.

Gioia e paura si alternano, poi la seconda lascia il posto alla prima man mano che la notizia viene condivisa con il mondo e diventa più reale. Non ho quasi nessun disagio fisico, spontaneamente inizio a curare come non avevo fatto prima il mio corpo e la mia anima: lunghe camminate, quando possibile immerse nella natura,  apprezzamento per il cibo sano, yoga e pratica buddista quasi quotidiani, tante letture. Tra queste mi arriva in prestito da un amico “Venire al mondo e dare alla luce” di Verena Schmidt che leggo molto lentamente, quasi a non volerlo terminare,  inizialmente mi commuove spesso forse perché parla proprio delle mie emozioni così intense e spesso così poco riconosciute. Questo libro e i suoi stimoli ritornano spesso, in altre letture, nei consigli di amiche e conoscenti, e anche nei tuoi Dalila, che dolcemente ci hai accompagnati con i tuoi video.

Non avevo approfondito la possibilità del parto in casa, mi sembrava un po’ eccessivo nonostante la mia visione di  gravidanza e parto come eventi totalmente naturali e fisiologici. Sarà per ciò che il libro mi ha trasmesso, sarà per la condivisione di questa possibilità con il mio compagno, nato anche lui a casa da nonna ostetrica, sarà per il fatto che a causa del covid rischiavo di dover partorire da sola in ospedale, ma ecco che a  metà ottobre, due mesi e mezza prima del termine, convinta contatto un’ostetrica per avere qualche informazione in merito.

Causa covid non riusciamo ad incontrarci prima di inizio dicembre, continuo ad informarmi tramite libri che rafforzano la nostra idea e poi quando finalmente l’incontro con l’ostetrica arriva la decisione di voler andare fino in fondo con questa scelta. Non sono mancati momenti di preoccupazione, legati soprattutto al fatto che una scelta del genere viene spesso smontata nei discorsi con le altre persone insinuandoti il dubbio di non essere davvero un po’ sprovveduta, che forse è meglio affidarsi ai medici che al proprio istinto.

Ma per fortuna la gravidanza va avanti nel migliore dei modi e come mi capita spesso di dire alle persone “non pensavo potesse essere così semplice, naturale, gioiosa”. Fino alla fine conservo la convinzione che sarà un parto felice, convinzione che tentenna soltanto un pochino prima di Natale quando, ormai quasi al termine, risulto positiva allo streptococco e la breve profilassi antibiotica, che dopo giorni concitati e pressioni da più parti, decido di fare, mi mette in crisi, come se tutto il lavoro e la cura sul corpo e sulla mente venissero messi in discussione. Sono giorni di agitazione, per la data prevista del 6 gennaio che si avvicina, per l’isolamento da zona rossa durante le festività e la paura che lo streptococco metta in qualche modo in discussione l’idea di parto che avevo nella mia testa. Al secondo tampone il 28 dicembre risulto di nuovo positiva e continuo ogni possibile cura naturale con la speranza di debellarlo entro il 4 gennaio e poter evitare le flebo di antibiotici durante il parto. Intanto la ginecologa mi conferma che le condizioni sono ottimali per il parto in casa, anche se il bimbo ancora non è perfettamente girato con la testa, ma per questo continuo a stimolarlo con esercizi mirati quotidiani.

Poi il 30 dicembre mi arriva la convocazione per un lavoro di sei mesi a scuola e nel giro di qualche ora capisco di poterlo accettare seppure in maternità, una soluzione perfetta al mancato rinnovo del contratto in scadenza il 31 dicembre dopo tanti anni di lavoro nel sociale, una situazione che mi aveva fatto molto penare nei mesi precedenti.

Il Capodanno è una festa che ho sempre amato, segno di rigenerazione e della possibilità sempre di un nuovo inizio.

Trascorriamo il 1 gennaio in una maniera molto più intima rispetto agli altri anni, abbastanza serena, tante telefonate, un po’ di stanchezza, qualche fitta ma con la convinzione che ancora mancava almeno una settimana al parto.

Invece il 2 gennaio improvvisamente dopo una notte un po’ agitata mi sveglio alle 7,30 per via di una forte perdita di liquido. Resto interdetta perché la cosa non coincideva esattamente con le mie letture e l’idea che mi ero fatta del susseguirsi degli eventi. Sveglio Pasquale e sotto sua insistenza scrivo all’ostetrica che mi conferma che si sono rotte le acque. Tempo un paio d’ore e le fitte diventano contrazioni molto ravvicinate a distanza di 10 minuti. Tempo un altro paio d’ore e l’ostetrica arriva a casa trovandomi già con una dilatazione considerevole. Le contrazioni sono sempre più ravvicinate e intense, come il tempo che mi sembra scorrere abbastanza velocemente. Mi aiutano a gestire gli spasmi gli esercizi di respirazione imparati e provati qualche volta nei mesi precedenti e soprattutto la presenza di Pasquale che mi sostiene e mi da fiducia, che cerco e stringo sempre più forte ad ogni contrazione per poi abbandonarmi ad uno stato credo quasi di trance nelle brevi pause.

Ad un certo punto l’ostetrica mi dice che posso iniziare a spingere e dopo tre quarti d’ora e vari cambi di posizione, da seduta sul water, a stesa di lato, a carponi sul letto, mi scoraggio, inizio a pensare che la cosa sta andando troppo per le lunghe, mi iniziano ad assalire varie paure tra cui forse proprio quella di andare fino in fondo, di arrivare a quel punto in cui pensi di non reggere più l’intensità dello sforzo. Ma lei mi incoraggia, continua a dirmi che stiamo andando bene, mi porta a sperimentare la posizione più comoda. Decido di mettermi accovacciata con Pasquale che mi sostiene da dietro seduto sul letto. Mi aiutano le tante ore di yoga praticate in questa posizione che mi da più forza per spingere e riesco così a reggere per il tempo necessario. Capisco che manca poco quando lei dice a Pasquale di mettere dei teli morbidi a riscaldare sul termosifone, non mi sembra vero che serviranno ad avvolgere il bambino. Poi mi chiede se voglio toccare la testa che è in parte uscita, dopo un tentennamento la tocco, sento i capelli e la testa morbidi del bimbo e trovo quella forza animalesca che non pensavo di avere per dare ancora qualche spinta finchè lui non sguscia fuori velocemente e inizia a urlare, in un attimo indescrivibile.

Me lo da subito in braccio e resto stupita di quanto potesse essere bello e profumato un bimbo appena nato. Poi mi fanno stendere con Leandro addosso e Pasquale a fianco, non so quanto tempo sia passato, ricordo solo il suo sguardo intenso e magnetico di chi già sa tutto ciò che c’è da sapere. Dopo un po’ e qualche altra piccola contrazione espello anche la placenta, grande quasi quanto il bambino e con la forma simile a quella di un cuore. Perdo un po’ di sangue, ho qualche piccolo mancamento e poi mentre continuo a tenere su di me il bimbo l’ostetrica mi mette qualche punto con l’aiuto di Pasquale.

Alla fine la velocità del travaglio ha fatto si che bastasse una sola dose di antibiotico endovena e Leandro si è anche posizionato nel modo giusto per uscire velocemente mostrando meno tentennamenti di me e tutto il suo temperamento focoso che già era evidente in gravidanza.

La scelta del Lotus birth viene molto spontanea. L’ostetrica ce ne aveva parlato, avevo letto in proposito, ma nonostante fossimo convinti di voler ritardare il più possibile il taglio del cordone rimaneva qualche dubbio sulla scomoditàdell’operazione. Poi rassicurati dal fatto che se la cosa fosse risultata scomoda avremmo potuto tagliare il cordone in. qualsiasi momento decidiamo di conservare ancora la placenta e in maniera del tutto naturale arriviamo a 6 giorni quando il cordone ormai secco si è staccato da solo senza che nemmeno ce ne accorgessimo. La scomodità di dover muovere sempre la placenta insieme al bambino aveva come aspetto positivo il fatto di fare qualsiasi cosa con la massima delicatezza, rispettando quel piccolo esserino e i suoi tempi naturali di passaggio da dentro a fuori.

L’ostetrica si è presa cura della placenta ogni giorno, durante le sue visite a casa, trattandola con sale e olio di lavanda, l’abbiamo poi congelata e aspettiamo di seppellirla sotto un albero nel giardino della casa dove è cresciuto Pasquale non appena il tempo lo consentirà e non appena saremo pronti per affrontare il nostro primo viaggio un po’ più lungo.

Siamo felici di aver potuto fare questo regalo al nostro piccolo, non solo ritardare il taglio il più possibile ma far seguire alle cose il percorso più naturale possibile, con l’augurio di un benessere a tutto tondo, fisico e sottile al tempo stesso.

Le settimane successive sono state bellissime, nonostante la debolezza e la fatica fisica, il fastidio dei punti e il dolore delle ossa. Durante la sua visita quotidiana l’ostetrica si è presa cura di entrambi, mi ha accompagnata e sostenuta nell’allattamento che, come mi aveva assicurato, è stato del tutto naturale e senza problemi permettendo la giusta crescita, e anche qualcosa in più, del piccolo.

Sono felice delle scelte fatte e le rifarei ancora, per Leandro, per noi come coppia e per me stessa.

Come ho appreso da Verena Schmidt un parto positivo equivale a anni di psicoterapia ed è bello verificare ogni giorno che questo parto mi ha regalato più fiducia in me stessa, nel mio corpo e nella suo sapere innato, nel mio potere. Mi ha confermato che ci può essere allo stesso tempo dolore e gioia e che posso viverli con la stessa intensità e lo stesso valore perchè sono funzione di qualcosa di più grande, che va oltre. Mi sono scoperta amare e stimare profondamente mia madre mai come in questo periodo e di essere ancora più legata a mio padre che non c’è più ma c’è sempre.

A volte ho nostalgia di quei momenti, di quella magica intimità, di quella bolla in cui abbiamo vissuto, del mondo affettuoso e discreto intorno a noi, delle cure rassicuranti della nostra ostetrica. Ma non è una nostalgia triste perché a lei si affianca l’entusiasmo di immaginare come saranno i prossimi mesi e i prossimi anni, con la fiducia nuova che così come sono stata stupita in positivo dalle esperienze della gravidanza e del parto allo stesso modo ogni timore relativo al futuro si dissolverà e resteremo stupiti anche dalle esperienze future.

Fuori da ogni retorica questa esperienza mi ha dato e continua a darmi la possibilità di vivere intensamente e apprezzare l’attimo presente e allo stesso tempo vivere anche il bello, l’aspetto positivo sia della nostalgia e che dell’ansia del futuro.

È stato il nostro parto, con il senno di poi ha rispecchiato perfettamente quello che siamo noi tre, ognuno è stato parte attiva al meglio e questo non sarebbe potuto essere senza la meravigliosa donna che ci ha accompagnati finché non siamo stati in grado di camminare da soli e sostenuti nel viverlo mettendoci il meglio di noi.

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Ciao sono Dalila, di mestiere aiuto le madri a dare alla luce i loro bambini con me c’è Carlotta, che aiuta le parole a mettersi in fila e creare immagini.

Siamo qui, insieme, per tentare di raccontarvi che cosa accade quando un bambino sceglie che è il momento di vedere il mondo, o quando è la natura a scegliere per lui.

Grazie ai vostri racconti, vi porteremo lì dove accade la magia, dove da un corpo se ne creano due.

Siamo Dalila e Carlotta e questo è “Nasciamo tutti così”, primo podcast italiano di storie di parto. 

Per ascoltare l’intervista completa a Mira vi aspetto su youtube, trovate il link in alto all’articolo.

Grazie per aver seguito questo episodio, ringrazio ancora una volta Mira  per il suo prezioso racconto, grazie a Carlotta che  cura con passione  la stesura degli episodi. 

E grazie di cuore a tutti voi che ci avete seguito in questa seconda stagione di nasciamo tutti così!

Se il podcast vi piace potete lasciarci una recensione tramite apple podcast, per contattarci o conoscerci meglio ci trovate su instagram come dalilaostetrica e ourlifewithblueblinds.

Alla prossima settimana con una nuova nascita!

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