Nasciamo tutti così
2x11 - Nascita di un bambino arcobaleno: Monica | Nasciamo Tutti Così
/

Ascolta l’intervista completa a Monica su YouTube

Leggi la trascrizione del racconto del parto di Monica qui sotto

ciao Dalila,

Mi chiamo Monica e ti seguo dalla scorsa estate, mentre ero incinta di Davide e “divoravo” ogni profilo Instagram legato al mondo della gravidanza nella speranza di arrivare poi preparata al parto. oggi sono qui a raccontarti di me perchè forse la mia esperienza può aiutare qualcuno, forse può aiutare pure un po’ me stessa.

A fine 2018 mio marito ed io, sposati da pochi mesi, innamorati da tanti anni, decidiamo di provare ad avere un bambino e Taaac, nel giro di pochissimo rimango incinta! Siamo felicissimi, ricorderò sempre la commozione nel sentire il battito del suo cuoricino all’ecografia.

Quello che nessuno ti dice è che potrebbe non andare tutto bene, tutto liscio. E tu pensi… A me non capiterà mai. E invece succede: i dottori iniziano a guardare il monitor preoccupati, leggono i dati dei tuoi esami, ti mandano a fare una villocentesi (e che roba è?) e poi una mattina arriva quella telefonata. “Signora, non per telefono… Venga in ospedale.”

La stessa dottoressa che mi aveva fatto la villocentesi mi dice che, ahimè, il mio piccolo aveva effettivamente la sindrome di Down. Mi chiede se voglio chiamare qualcuno, telefono a mio marito.

Dell’interruzione terapeutica (che binomio orrendo) di gravidanza ricordo tutto. Date, orari, frasi di ostetriche e ginecologi (“Sarà più facile la prossima volta, sarà preparata”). Ricordo il mini-parto, il bacio in fronte dell’ostetrica mentre gridavo “Mi dispiace” – quel bacio che mi ha salvato la vita.

Mesi di buio, silenzio, di domande a cui non sarebbe stato possibile rispondere.

Il tempo passa e decidiamo di riprovare. Di nuovo incinti! Ma stavolta camminiamo sulle uova.. E il nostro flebile sogno si spegne di nuovo. Aborto precoce, questa volta non riusciamo neppure a sentirne il battito.

A fine 2019 faccio un sogno..

Partorisco un bambino, chiedo il nome e l’infermiera risponde “Davide”. Che scopro poi significare “Amato”.

Poco dopo il sogno, il test di gravidanza è positivo.

Di nuovo. Una paura folle ci attanaglia. decidiamo di procedere focalizzandoci su un piccolo traguardo alla volta

La prima ecografia. Niente lacrime stavolta, non posso permettermi di affezionarmi già a questa creatura.

Il test genetico sul DNA fetale. Fatto due volte perché la prima non c’era abbastanza materiale. Il risultato del test mi fa piangere al telefono con una sconosciuta che mi dice che è un maschio e che sta bene.

Da lì, poco a poco abbiamo iniziato a crederci, per davvero.

Una gravidanza splendida. Nessun fastidio, nessuna nausea.. Gli esami sempre perfetti. Passano i mesi e la mia pancia è pronta a esplodere.

La prima domenica di settembre 2020 parte il nostro viaggio verso Davide. Da un giorno all’altro partono le contrazioni, anche se ancora irregolari, perdo il tappo. Vado in ospedale e sono già dilatata di alcuni cm. Mi rimandano a casa, ma la sera sono di nuovo lì: 6/7 cm, mi ricoverano.

Una ostetrica giovanissima mi segue per tutto il tempo necessario. Mi piace fin da subito, mi fido e mi affido a lei. Mio marito può stare con me durante tutto il tempo e mi sostiene, facciamo tutto insieme. Ma le contrazioni non diventano mai regolari e io sono distrutta dalla stanchezza.

Quando mi portano in sala parto, nemmeno realizzo che manca così poco. Non sono pronta, non ho le forze. Mi dicono di spingere, ma non capisco cosa devo fare e soprattutto quando farlo. Inizio a vedere sempre più gente in sala parto e mi chiedo se sia così che dev’essere. Ma non capisco più niente e non mi preoccupo di questo. Mi dicono di provare a cambiare posizione, ma io non sento nulla. A un certo punto realizzo che non ce la faccio più. Che non vedrò nemmeno questo figlio. Che mi arrendo a un passo dal traguardo. In un attimo la mente torna a quell’altro parto, silenzioso e orrendo, e scatta il panico. Non ce la faccio.

Cerco di alzarmi dal lettino e urlo che me ne vado, che non posso farcela, che non ci riesco. In tre mi prendono e mi tengono a letto. Marianna, l’ostetrica, mi dice “Ma dove vai? Non puoi andartene, ci sei quasi!”. Tutti sono sempre più agitati e allora anch’io guardo il monitor. La ginecologa mi prende il viso e mi costringe a guardarla, dicendomi che il battito stava scendendo e che Davide aveva bisogno di me. Della sua mamma. Rapidamente mi spiega che è girato di faccia, che fa fatica a uscire e che forse ha il cordone ombelicale attorcigliato attorno al collo. O collaboro, o non ce la farà.

Quello schiaffo morale mi fa riprendere dalla più brutta crisi di panico della mia vita. Mi concentro, tutt’uno col mio corpo, e in poche spinte Davide è arrivato. Tutto aveva di nuovo un senso. Ero madre.

_____

Ciao sono Dalila, di mestiere aiuto le madri a dare alla luce i loro bambini con me c’è Carlotta, che aiuta le parole a mettersi in fila e creare immagini.

Siamo qui, insieme, per tentare di raccontarvi che cosa accade quando un bambino sceglie che è il momento di vedere il mondo, o quando è la natura a scegliere per lui.

Grazie ai vostri racconti, vi porteremo lì dove accade la magia, dove da un corpo se ne creano due.

Siamo Dalila e Carlotta e questo è “Nasciamo tutti così”, primo podcast italiano di storie di parto. 

Per ascoltare l’intervista completa a Monica vi aspetto su youtube , trovate il link in descrizione.

Grazie per aver seguito questo episodio, ringrazio ancora una volta Monica per il suo prezioso racconto, grazie a Carlotta che  cura con passione  la stesura degli episodi. 

E grazie di cuore a tutti voi che ci avete seguito in questa seconda stagione di nasciamo tutti così!

Se il podcast vi piace potete lasciarci una recensione tramite apple podcast, per contattarci o conoscerci meglio ci trovate su instagram come dalilaostetrica e ourlifewithblueblinds.

Alla prossima settimana con una nuova nascita!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.