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Nasciamo tutti così
2x7 - Partorire con il corpo e con la mente: Federica | Nasciamo Tutti Così Podcast
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Leggi la trascrizione del racconto del parto di Federica

Questa è la storia della nascita del mio primo bambino, Elia. Un bambino desiderato da sempre, ma non cercato o almeno non cercato consapevolmente. 

Ho scoperto di aspettare Elia alla soglia del quarto mese di gravidanza, i mesi precedenti ho avuto qualche sintomo, ma la mia storia clinica suggeriva che avrei avuto difficoltà a concepire quindi nessuno (me compresa) poteva anche solo immaginare che quel seno dolorante o quelle nausee fastidiose potessero essere i segnali di una gravidanza. 

Ho fatto il test con lo stesso spirito di quando sei alla pensilina ad aspettare il bus e ti accendi una sigaretta: “Accendo una sigaretta e vedrai che il bus arriva”, “Faccio il test e vedrai che il ciclo arriva”

Con mio grande, grandissimo stupore invece il test è diventato positivo immediatamente, ero incintissima e l’ecografia di datazione che feci la settimana successiva mi confermò che ero di 10 settimane. 

Questa è la storia del mio parto, ma per arrivare lì mi è proprio necessario fare questa premessa.

Dicevamo, ero incinta, non me lo aspettavo, non lo ritenevo possibile e invece stava proprio accadendo ed io e il papà di Elia ci siamo ritrovati a dover gestire una moltitudine di cose avendo la sensazione di avere pochissimo tempo a disposizione, dopo tutto la mia gravidanza è durata solo 6 mesi e non sono stati facili.

Ho provato un grande senso di colpa, per non aver capito, per aver condotto una vita non in linea con le indicazioni che si danno ad una donna incinta: ho fatto qualche aperitivo, ho fumato, ho mangiato cibi proibiti.

Per tutti quei mesi ho creduto di aver fatto molto male al mio bambino. In più l’esame della Translucenza nucale ha avuto un risultato negativo, Elia appariva con una NT aumentata e la cosa ci ha spaventato a morte.

Tutto questo carico di ansie non mi faceva stare bene, desideravo essere rassicurata ma allo stesso tempo capivo che più esami facevo, più il mio livello di ansia saliva.

Dopotutto gli esami ci danno risultati sicuri fino ad un certo punto. 

Io ed il papà di Elia avremmo accolto il nostro bambino in qualsiasi caso, quindi abbiamo deciso di viverci la gravidanza giorno per giorno, un passo alla volta, insieme, nella maniera più fisiologica possibile.

Fortunatamente dopo un po’ di tempo i medici e le ostetriche dell’Ospedale di Lecco hanno accettato di farmi rientrare in un percorso di gravidanza fisiologica, visto che gli esami sembravano tutti nella norma, NT a parte. 

Ho avuto a che fare con persone splendide, mi sono sentita accolta, ascoltata e queste sensazioni sono state confermate anche durante l’esperienza di parto.

Il rapporto di fiducia che si è instaurato con il team di ostetriche è stato fondamentale per me.

Ma Veniamo al parto. Elia è nato il 7 marzo 2020, proprio mentre il mondo fuori era in pieno tumulto.

In realtà la dpp era il 27/02, quindi il giorno 5 sono stata chiamata per il controllo e mi hanno fatto lo scollamento, per vedere se la pratica avesse potuto aiutare l’avvio delle contrazioni, in caso contrario avevo già i fogli pronti per l’induzione prevista per il giorno 8 marzo. 

Lo scollamento invece è stato efficace, la sera di giovedì 5, verso le 20.30 ho iniziato ad avvertire le prime contrazioni, ho perso il tappo. Ho passato la serata in ginocchio sul tappetino di yoga con la finale di Masterchef a farmi compagnia. 

Ero serena ma anche impaziente, non attendevo altro che quel momento!

Verso le 2 di notte ho pensato fosse arrivato il momento di andare in Ospedale, una volta arrivati lì mi hanno comunicato che avevo fatto un sacco di strada rispetto alla visita del mattino precedente. Ricordo di essermi sentita orgogliosa quando mi hanno fatto i complimenti per tutto il percorso fatto in autonomia.

Mi hanno ricoverata che ero di 4 cm, dicendomi che la strada era ancora lunga.

(il racconto prosegue sotto la foto)

Una volta entrata in ospedale il mio mood è cambiato, è assurdo da raccontare ma praticamente è come se il mio corpo si fosse bloccato.

Con la sola compagnia di mio marito le contrazioni mi sembravano forti ed efficaci, ma appena venivo accompagnata al monitoraggio tutto si bloccava. 

In quel momento era come se fossi scollegata dal mondo, ricordo che il venerdì pomeriggio addirittura non avvertivo più contrazioni, non riuscivo a dormire, a mangiare ero immobile. Elia invece era attivo, vispo, non smetteva di muoversi un attimo.

Ricordo che un’ostetrica mi disse “Il tuo bambino arriverà quando sarai pronta a lasciarti andare”

In effetti la sera di venerdì mio marito è tornato da me e sono crollata in un pianto liberatorio, ero stremata non dormivo da moltissimo tempo. Alle 22 arriva Letizia, l’ostetrica di turno per quella notte. Capisce subito che il mio “problema” non era la gestione del dolore, ma la mia ansia. Io avevo paura di conoscere il mio bambino, di vedere con i miei occhi i danni che avevo fatto durante quei primi mesi. Eravamo in un certo senso giunti alla resa dei conti.

Nonostante desiderassi molto un parto in acqua, Letizia mi spiega che per il mio caso, un parto in acqua avrebbe rallentato ulteriormente le cose. Io avevo bisogno di dormire, di riposarmi per avere le energie da spendere nella fase esplusiva

Mi sono completamente fidata di lei, mi ha proposto l’epidurale e l’anestesia gassosa per farmi rilassare e farmi dormire.

Mi ha rotto il sacco e grazie all’epidurale ho dormito finalmente un paio d’ore. Al mio risveglio mi sono sentita profondamente calma, serena. Mi sono sentita accolta e sostenuta, non giudicata. Avevo il mio compagno a sostenermi in ogni passo che si è sentito coinvolto e parte dell’esperienza. Avevo Letizia che sono sicura mi abbia capita dal primo sguardo.

Avevo la playlist composta per l’occasione che sembrava mi parlasse ad ogni canzone.

Praticamente sono andata in sala parto a dormire, al mio risveglio la mia testa era libera. Ho guardato in faccia la mia paura e ho deciso che era venuto il momento di metterla in un angolo, ho deciso di prendermi le mie responsabilità, ho deciso che era venuto il momento di diventare mamma e di permettere al mio bambino – che nel frattempo continuava ad essere super attivo – di venire al mondo.

Mi sono alzata in piedi, nonostante l’epidurale potevo sentire tutto, ho camminato un po’, mi sono seduta sullo sgabello svedese, sono stata in ginocchio…alla fine mi sono sdraiata a letto e mi sono aggrappata alla sbarra.

La fase espulsiva è durata un paio d’ore, una sensazione pazzesca, potente, liberatoria.

Elia è nato alle 4.58 del 7 marzo 2020, un bambino grande di 4.330 kg per 53 cm.

Nello stesso momento in cui l’ho visto ho chiesto conferma che fosse sano, mi sono liberata in un pianto con lui appoggiato al petto.

Elia è sano e l’ho fatto io. É finito un viaggio verso l’ignoto che mi ha fatto tanta paura da farmi male. 

Sinceramente mi auguro di vivere una nuova gravidanza per risolvere dei conti in sospeso, per vivere tutto diversamente, in maniera più serena.

Ma sarò sempre grata a questo parto. 

Mi ha insegnato molto su me stessa, sulla necessità che ho di controllare tutto e di bloccare ciò che mi fa paura, mi ha insegnato che  posso essere vulnerabile e potente allo stesso tempo e che affidarsi agli altri è essenziale.

Fino ad ora ho sempre creduto di dover fare e di essere capace di fare tutto da sola.

Questo parto ha reso evidente invece che il ruolo di mio marito e del personale ostetrico è essenziale.

Per smuovere una situazione che sembrava paralizzata ho dovuto completamente abbandonare il mio corpo alla cura di mani esperte e di mani amorevoli.

Non c’è nulla di sbagliato in questo, anzi, mi hanno fatto capire di non essere sola, ed è stata la chiave per poter dare alla luce il mio bambino.

Per concludere, so che non si può generalizzare, ma se dovessi dare un consiglio ad una futura mamma sarebbe quello di costruire un rapporto bello e sereno con le persone che seguiranno il parto, di fare in modo che il luogo scelto per il parto diventi un po’ casa anche se si tratta di un ospedale. 

L’aspetto psicologico dal mio punto di vista è davvero determinante per la buona riuscita di un parto.

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Ciao sono Dalila, di mestiere aiuto le madri a dare alla luce i loro bambini con me c’è Carlotta, che aiuta le parole a mettersi in fila e creare immagini.

Siamo qui, insieme, per tentare di raccontarvi che cosa accade quando un bambino sceglie che è il momento di vedere il mondo, o quando è la natura a scegliere per lui.

Grazie ai vostri racconti, vi porteremo lì dove accade la magia, dove da un corpo se ne creano due.

Siamo Dalila e Carlotta e questo è “Nasciamo tutti così”, primo podcast italiano di storie di parto. 

Grazie per aver seguito questo episodio, ringrazio ancora una volta Federica  per il suo prezioso racconto, grazie a Carlotta che cura con passione  la stesura degli episodi. 

E grazie di cuore a tutti voi che ci avete seguito in questa seconda stagione di nasciamo tutti così!

Se il podcast vi piace potete lasciarci una recensione tramite apple podcast, per contattarci o conoscerci meglio ci trovate su instagram come dalilaostetrica e ourlifewithblueblinds.

Alla prossima settimana con una nuova nascita!

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