Nasciamo tutti così
#3 🎧 Un cesareo necessario ma inaspettato – la storia di Lisa
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La storia che voglio raccontarvi oggi è quella di Lisa e Tommaso e del loro primo incontro. Come spesso accade nella vita però non sempre le persone più importanti arrivano nel modo in cui lo avevamo sognato ed immaginato.

Quando pensi al parto, non sai cosa immaginarti.

O meglio, tutti sanno cosa succede , tutti l’hanno visto almeno una volta in TV, ma nessuno sa davvero cosa sia. Probabilmente neanche chi ci è passato dentro, perché il ricordo del dolore sfuma nella gioia.

Non che il nostro ricordo non sia reale. Semplicemente, eliminiamo quella parte di noi che ha sofferto, fisicamente ed emotivamente, per trattenere solo ciò che vale la pena di ricordare.

Mi sarebbe piaciuto avere un parto come tanti altri, anche se ogni parto, effettivamente, è a modo suo e unico.

Io ci ho provato, ma non ci sono riuscita.

Ho trascorso la mia prima gravidanza ben conscia del fatto che, a causa del diabete gestazionale, qualora fossi arrivata alla quarantesima settimana di gestazione il mio travaglio sarebbe stato indotto, non immaginavo però di sentirmi dire, ben quattro settimane prima della dpp, che il mio Tommi aveva smesso completamente di crescere.

La settimana dopo ero già ricoverata e con l’induzione programmata, sono stati giorni davvero duri per me quelli perchè non è facile per una madre accettare di non essere la migliore alternativa per il suo bambino. Credo che questa sia la prima immensa lezione per me come mamma e sento di poter dire che sono diventata madre prima di avere Tommaso tra le braccia, proprio nell’istante in cui ho provato a lasciare andare tutti i miei piani e ad accettare che semplicemente le cose più belle a volte prendono strade tortuose. Tommaso ha trovato il suo modo per dirmi che andava bene così, infatti già al ricovero erano presenti piccole contrazioni.

Ecco, di sicuro non posso decantarne la piacevolezza. Sarebbe mentire al mondo. E ritengo anche di essere stata una piaga mortale per la povera ostetrica che mi ha seguito. Mi lamentavo continuamente. Stare ferma per fare il tracciato era una agonia, perché avrei voluto solo camminare.

Provo ancora pietà per la mia compagna di stanza, che si è dovuta sorbire i miei mugugni e i mie lamenti.

La salita è tortuosa, il viaggio faticoso e durante una notte complicata trovo un po’ di sollievo solo facendo una bella doccia calda, spera che tutto quel dolore mi  stia portando alla meta, ed effettivamente è così, è sempre così, ma il ritmo è ancora lento e sono solo a 3 cm di dilatazione. 

È facile farsi sopraffare dai numeri, sempre troppo bassi per te che senti di stare già dando il massimo, ma la verità è che nessuno di noi conosce quale sia il proprio massimo finchè non lo si raggiunge.

Finalmente il marito può raggiungermi… In quei momenti, pensiamo solo a noi e al nostro bambino, ma, parlando con mio marito, mi rendo conto che anche per loro si tratta di una esperienza emotivamente segnante e da rielaborare.

Ha dovuto cambiare suoneria del telefono, perché quella che aveva gli ricordava l’ansia con cui aspettava le mie chiamate. Ricorda i limiti di velocità superati e i minuti che non passavano mai.

Con lui e con il suo sostegno e tutto il suo amore proseguiamo  il viaggio. A 5 cm,quando ormai mi  sento forte e sicura di essere quasi alla meta, il tocografo suona, il battito scompare.

A questo punto davvero non esiste più nulla. Non importa non aver avuto un travaglio spontaneo, non  conta neppure che Tommaso veda la luce con un  parto naturale,quello che per nove lunghi mesi ho immaginato. In quel momento esiste solo il nostro bambino,solo il suo bene.

Cesareo d’urgenza. 

Quelle due parole che per tutta la gravidanza la nostra mente allontana sono proprio davanti a me e a mio marito. E risuonano prepotenti nelle nostre teste insieme al “calaaa” urlato dall’ostetrica che corre fuori dalla sala parto.

Pochi minuti dopo Tommaso è sgusciato fuori dal nido che lo ha protetto fino a quel momento, lo ha fatto quasi volendo sfuggire alle mani di chi tentava di prenderlo come  a cercare di arrivare il prima possibile sul mio petto, proprio dove si trova in questo istante.

Questa è la nascita di Tommaso e al tempo stesso la nascita della sua mamma, Lisa. Capace di abbandonare ogni sovrastruttura ogni immaginazione riguardo a questo evento e di lasciarsi semplicemente trasportare dal flusso e dalla natura stessa proprio lontano da un parto naturale verso quello che sempre sarà il suo primo parto. Unico . Diverso. Fondamentale per avere oggi il suo Tommi, lì, poco sopra quella cicatrice a cui sarà per sempre riconoscente.

INTERVISTA NON TRASCRITTA

Il taglio cesareo in urgenza è un evento che accade in una piccola percentuale di casi, è più probabile qualora la gravidanza sia stata complicata da una patologia e/o il travaglio non sia iniziato spontaneamente così come nel racconto di Lisa.

Prima di addentrarci nelle riflessioni, vi ricordo che il podcast si fa grazie a voi e alle vostre storie di parto. Se desiderate condividere la vostra esperienza perchè io possa farne un episodio, commentarla con voi e trarne spunto per informare i futuri genitori potete inviarla in forma scritta a storiediparto@gmail.com.

Il taglio cesareo è un intervento di chirurgia addominale, l’intervento chirurgico viene indicato con questo nome ma quando parlo con le mamme preferisco utilizzare il nome “parto cesareo” per riconoscere a questa esperienza tutto il valore di nascita che innegabilmente ha. Un parto.

Da diversi anni nell’ambiente dei professionisti della nascita sappiamo che è necessario abbassare il tasso dei parti cesarei, percentuale che in alcune zone d’italia supera di gran lunga quanto indicato dalle raccomandazioni.

Per darvi un po’ di numeri presi dal sito di epicentro (ISS) il Paese è passato dall’11%di cesarei sul totale dei parti del 1980 al 28% del 1996 fino a sfiorare il 38% nel 2008, conquistando il primo posto in Europa.

A livello europeo, l’Italia presenta la più alta percentuale di cesarei, seguita dal Portogallo con il 33%, mentre negli altri paesi si registrano valori inferiori al 30% che scendono al 15% in Olanda e al 14% in Slovenia.

I dati mostrano anche grandi differenze sul piano regionale, con valori tendenzialmente più bassi al Nord e più alti al Sud: si va dal 24% in Toscana e in Friuli-Venezia Giulia al 60% in Campania.

Infine, si registrano anche marcate differenze intraregionali tra punti nascita di diversa tipologia amministrativa e volume di attività, con percentuali di taglio cesareo nettamente superiori alla media nazionale nei reparti con basso numero di parti e nelle strutture private accreditate (60,5%) e non accreditate (75%) rispetto a quelle pubbliche (34,8%).

Al contrario di quello che alcuni possono pensare non sono disponibili prove a sostegno di un’associazione tra il maggiore ricorso alla pratica chirurgica e una riduzione del rischio materno-fetale, né tanto meno di miglioramenti significativi degli esiti perinatali. Al contrario, i dati disponibili riportano una più alta mortalità perinatale nelle regioni meridionali del paese, dove la percentuale di tagli cesarei è più elevata.

La grande differenza rilevata sembra essere un indizio di comportamento clinico assistenziale non appropriato, riconducibile a tanti fattori indipendenti dalle condizioni di necessità clinica: carenze strutturali e organizzative, scarsa competenza del personale sanitario nel gestire la fisiologia (taglio cesareo visto come pratica difensiva) e una tendenza socio culturale che assimila il cesareo a una modalità elettiva di nascita.

Questa situazione deve portare le strutture sanitarie e gli operatori coinvolti ad un aggiornamento delle pratiche e ad un impegno costante nel valutare la necessità o meno di intervenire con un cesareo; fondamentale come sempre, la comunicazione con la donna e con la famiglia che deve essere costante e chiara. 

Per questi motivi L’iss ha redatto delle linee guida specifiche che illustrano quali sono le indicazioni ad un tc, quali non lo sono, quali fattori aumentano la probabilità di un tc e quali ne possono ridurre il rischio. Nello stesso documento prende in esame anche il tema della richiesta materna di taglio cesareo in assenza di motivazioni cliniche.

Oggi in particolare voglio fare due cose: per prima cosa slegare il ragionamento in termini di colpa della madri, perchè troppo spesso sento una narrazione in questo senso, e successivamente voglio fermarmi su una delle tante raccomandazioni che emergono da questo documento di cui vi parlavo poco fa.

Non è una colpa o una merito partorire in un modo o in un altro.

La nascita è un qualcosa che forse appartiene di più al bambino che alla madre. Quando condivido questo pensiero con le madri nel dopo parto vedo che   porta tanti sospiri e occhi lucidi come se fosse una rivelazione che da sollievo, toglie un peso dallo stomaco. 

E’ una vita che inizia, ma non la nostra. E’ la storia di nostro figlio sulla quale non possiamo avere il pieno controllo. Per la quale possiamo sicuramente lavorare ed iniziare a costruire salute per noi e per il bambino fin dall’inizio della gravidanza se non prima ancora. Ma della quale non abbiamo le redini nelle nostre mani. Molto però possono fare gli operatori, per questo motivo l’iss e le società scientifiche si impegnano ogni anno in questa direzione. Ma per una sensibilità e aggiornamento legato al mondo degli operatori.

Quello che è importante fare con le famiglie e le donne che si accingono a partorire il loro bambino è l’informazione. e con Questo arriviamo al secondo punto in questione… è emerso dalle raccomandazione che:

RACCOMANDAZIONE EMERSA: Le donne in gravidanza devono essere informate che un sostegno emotivo continuo durante il travaglio di parto, effettuato da persone con o senza una formazione specifica, riduce la probabilità di un taglio cesareo e di parto operativo. Tale sostegno riduce inoltre la probabilità di alcuni interventi medici durante il travaglio di parto (analgesia/anestesia, CTG) e migliora la soddisfazione percepita dalle donne rispetto all’esperienza del parto.

Questa è la sintesi di ciò che è emerso dagli studi raccolti dall’ISS, sono studi di alta qualità che hanno preso in considerazione un grande numero di casi. * 

Non sono piccoli studi eseguiti su un unico ospedale con casistica molto limitata come potrebbero essere su 20 mamme. E’ emerso che il sostegno e la relazione continua durante il travaglio porta tantissimi benefici, porta riduzione dei tassi di cesarei e parti operativi che non sono risultati fini a se stessi. Significa andare a ridurre le potenziali complicanze per mamme e bambini associate a questi eventi. Si è vista una differenza rispetto a quando inizia questo sostegno, più precocemente lo facciamo iniziare più effetto avrà.

Si è visto anche che ha una maggiore efficacia se dato da una persona esterna al personale ospedalieri, questo perché chi lavora all’interno dell’ospedale è implicato ovviamente in una serie di compiti e di ruoli professionali che lo possono portare anche in alcuni momenti a doversi staccare a questo supporto continuo. Mentre una persona dedicata completamente al supporto del travaglio di quella donna, che sia una persona esterna che non ha nessun tipo di distrazione o obbligo rispetto ad altri compiti è in assoluto la cosa più efficace che va a ridurre addirittura il ricorso all’epidurale, quindi pensata anche a quanto possa fare la differenza anche in termini di gestione del dolore. 

Ma la cosa che a me colpisce più di tutto è sicuramente è il tasso di soddisfazione percepito dalle donne rispetto all’esperienza di parto, questo penso possa essere l’indicatore che può davvero guidarci verso una buona assistenza, letto insieme alla riduzione dei tassi di tv e po, importante per ridurre le complicanze…ma anche qualora questo modalità di parto alternative al parto naturale che la maggior parte delle donne desidera per sé e per il suo bambino fin dalla gravidanza, alla fine, al di là di come si è espletata la nascita, sia stata vaginale, operativa o con parto cesareo, queste donne che sono state accompagnate, sostenute, informate ,assistite 1:1, sono contente, sono soddisfatte, Hanno un ricordo e serbano in loro un’esperienza positiva di parto. 

Questo dovrebbe essere il nostro goal come operatori. 

Questa può essere anche una buona chiave di lettura per le mamme in attesa, che potrebbe portarle ad un percorso di crescita durante la gravidanza che non escluda a priori delle possibilità, spronarle a costruire salute durante la gravidanza che dia la maggior chance ad un parto naturale ma che abbia sempre come obiettivo cardine il vivere un parto soddisfacente, un’esperienza positiva che rimarrà nel loro cuore come il primo incontro con loro figlio. 

Per questo motivo volevo dedicarmi a questa riflessione con voi oggi. Grazie al racconto di lisa che ci ha trasmesso sicuramente questa sensazione. questa sensazione che se anche il suo parto stava andando in modo diverso da quando desiderato. si, si era preparata all’eventualità dell’induzione,per il diabete gestazionale di cui era a conoscenza, ma mai avrebbe immaginato avvenisse così presto.

E dopo aver accettato l’induzione… ancora una svolta, con una nascita improvvisa alla quale non aveva avuto il tempo di prepararsi ma che l’ha portata all’incontro con il suo tommi. e questo racconto così chiaro e risolto ci regala un racconto del parto cesareo di una donna sostenuta, informata e positiva e voglio ringraziare lisa di cuore che mi ha regalato e ci ha regalato la sua storia dandoci l’occasione di parlare di quanti modi ci sono per venire al mondo, di quali siano le evidenze scientifiche per le quali a volte si sottolinea l’importanza di un parto naturale ma che va fatto sempre con una comunicazione completa e chiara perché mai deve passare il messaggio che il modo di partorire ci classifichi come mamme, spero ecco che questi sia quello che porterete con voi nella vostra gravidanza da questo episodio.

Grazie per aver seguito questo episodio, ringrazio ancora una volta Lisa per il suo prezioso racconto, grazie a Carlotta Cacicia che insieme a me cura con passione la stesura degli episodi. Alla prossima settimana con una nuova nascita!

Se il podcast vi piace potete lasciarci una recensione tramite apple podcast, per contattarci o conoscerci meglio ci trovate su instagram come @dalilaostetrica e @ourlifewithblueblinds.

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